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Scarpe primi passi, istruzioni per piedini sani…e felici

Ed eccolo lì, quando meno te lo aspetti: il neonato gorgogliante e sorridente si trasforma in bambino gattonate, che prova a tirarsi su al primo appiglio. Per alcuni succede dopo, per altri molto presto. Ma siamo bipedi, e prima o poi tutti sono destinati ad alzarsi i piedi. Una fase che va ad aggiungere nuove ansie alla già nutrita lista delle ansie materne

Le scarpe primi passi: come sceglierle

Sostegno alla caviglia: sì o no? Soletta anatomica? Camminare “come sulla sabbia”? Camminare “come a piedi nudi”? Camminare direttamente a piedi nudi? Pelle o gomma? Tela o nylon?

La rivista UPPA, scritta dai pediatri per i genitori, consiglia: scarpe comode e leggere. E, generalmente, si sta superando la concezione che i piedi dei bambini, per crescere correttamente, debbano essere “guidati”.

La fonte delle fonti per qualsiasi ricerca medica, PubMed, ci fornisce una base da cui partire: uno studio, ad esempio, riscontra meno difetti di postura nei bambini che frequentano asili “a piedi nudi” (quindi solo con calze antiscivolo). La stessa American Pediatric Association raccomanda scarpe leggere, flessibili, senza supporti plantari o alla caviglia.

In Italia è la voce autorevole di Callisto Zanellato, importatore e distributore Bobux in Italia, che in un’intervista ha rilasciato alcuni consigli utili per la scelta delle prime scarpe primi passi per bambini.

Quali sono le scarpe adatte al bambino che inizia a gattonare?

Il presupposto di partenza è: lo sviluppo naturale è a piedi nudi. Capito questo, possiamo passare a spiegare come sono progettate e perché le scarpe Bobux. Con il gattonamento i bambini poggiano a terra il dorso del piedi e iniziano a prendere coscienza delle dita come strumento di spinta e direzione. Usa l’alluce come perno per ruotare. Qualsiasi scarpa ovviamente ostacola in parte questo processo, noi abbiamo sviluppato le scarpette Xplorer che lo assecondano nel modo migliore possibile.

Poi però si alzano in piedi: anche allora non dobbiamo dare nessun “aiuto”?

Assolutamente no. Partiamo dall’anatomia del piede in questa fase. Ha una forma tondeggiante, con il dorso e la pianta cicciottelli, il tallone piccolo, le dita che si aprono a ventaglio, una struttura cartilaginosa dotata ancora di pochi muscoli. Se ci fate caso notate che l’arco plantare è completamente assente.

I temuti “piedi piatti”!

Sì, ma lo sono per un motivo: l’assenza dell’arco fornisce maggiore superficie d’appoggio, mentre il tallone piccolo conferisce l’andatura barcollante e ondeggiante, che anch’essa ha uno scopo: rafforza muscoli e legamenti della caviglia. Man mano che questi muscoli si sviluppano, vedremo che il piede cambia forma.

Parlavamo della camminata. Sembrano così instabili quando muovono i primi passi…

Vero, iniziano a camminare con le gambe larghe, ma quello che può sembrare un difetto o un vizio di postura in realtà è un meccanismo naturale di apprendimento. Quando i muscoli saranno forti a sufficienza allora avvicineranno le gambe e adotteranno la camminata con gambe parallele tipica dell’adulto. In questa fase fornire un sostegno con scarpe alte alla caviglia dà l’illusione di aiutarli, ma in realtà appena le toglie va a sforzare piedi e caviglie che ancora non sono forti. E questo può portare a distorsioni e lassità dei legamenti.

Che scarpe usare per i primi passi?

Esistono calzature apposite per questa fase, in cui il bambino ha la tipica postura di cui parlavamo sopra. Hanno una forma rotonda, molto larga in punta per accogliere le dita aperte, suola molto flessibile per accompagnare i movimenti, nessun plantare per non forzare il piede in una posizione che crei un arco fittizio. Ripeto, se mettiamo ai bambini in questa fase scarpe con sostegni e plantare, sembra che camminino meglio, ma in realtà stiamo compromettendo la salute dei loro piedi non permettendo uno sviluppo naturale.

Quali sono le conseguenze?

Negli ultimi anni sono aumentati gli interventi per risolvere i “piedi piatti” in bambini di 8 10 anni, figli di una generazione di mamme (e pediatri) convinti che le scarpe cosiddette ortopediche fossero il meglio. Anche 30, 40 anni fa si usavano, ma i bambini stavano molto più scalzi, sia all’asilo che in casa. Magari erano le scarpe “della domenica”, e venivano indossate in occasioni speciali, così facevano meno danni.

Come capiamo che è il caso di passare alle scarpe “da grandi”?

Quando cambia la postura. Appena il bambino è abbastanza sicuro e forte da camminare (e correre) con le gambe parallele e non più divaricate si può passare al modello successivo. Noteremo che i piedi hanno una forma diversa, più affusolata e definita. Ora si può spaziare di più con gli stili ma senza venire meno ad alcuni diktat. Materiali naturali e traspiranti, perché i bambini si termoregolano da piedi e testa, fino alla pubertà. Quindi i piedi sudano moltissimo. E punta ampia, che permetta alle dita di allargarsi. Non solo per comodità, ma perché la pressione sul metatarso può lentamente deformare l’osso, portando fino a casi alluce valgo.

Ogni quanto vanno cambiate?

Bisogna verificare la crescita del piede ogni 2 mesi, e controllare che in punta ci sia almeno 1 cm e mezzo. Anche qualcosa di più non è un problema se il bambino non inciampa e non le perde. Per l’usura difficile che arrivino al punto di dover essere sostituite, data la velocità di crescita del piede.

Si possono mettere ai bambini scarpe usate?

A una condizione: che non mostrino segni del precedente proprietario: suola consumata, forma modificata. E concludo con un’ultima raccomandazione: in casa sempre senza scarpe, al limite con calze antiscivolo o babbucce in pelle sottile.

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