Il genitore artigiano

L’artigiano ha un progetto che viene a confrontarsi con la materia e gli strumenti che ha a disposizione e sceglie di utilizzare; insomma potremmo dire che parte da un progetto ma è guidato dalla realtà. La genitorialità allo stesso modo, come l’opera di un artigiano, è unica e non seriale ed il Pinocchio di Collodi è una metafora magnifica di questo. Il falegname Geppetto, solo e desideroso di dare amore a qualcuno, mette al mondo il burattino e si confronta col suo farsi umano e con la difficile costruzione della propria paternità.

 

Bisogna ricordarsi che lo sviluppo umano procede secondo un percorso non lineare, ma organico, e questo significa che non possiamo mai prevedere l’esito della crescita ma solo creare le condizioni in cui un figlio possa svilupparsi. L’essere umano infatti è frutto delle relazioni che si acquisiscono nel tempo con l’esperienza e l’educazione giorno dopo giorno. Genitore e figli durante il percorso faranno poi i conti con i loro limiti e le loro risorse. Appare chiaro allora che un metodo, valido sempre, non è possibile perché ignora la soggettività di genitori e figli e li riduce ad oggetti senza pensiero e volontà. Non esiste alcun manuale per diventare il genitore perfetto.

 

L’arte di essere genitori richiede prima di tutto un lavoro sui propri valori personali per costruire un’ autorevolezza individuando ciò che è importante e determina la nostra vita ogni giorno come famiglia. A livello relazionale questo significa riconoscersi come persone che prendono sul serio se stessi ed i loro figli, si assumono le proprie responsabilità, sono in grado di rispettarsi e rispettare il figlio. Essere genitori nel quotidiano richiede tempo e ci sono delle azioni che coesistono tutta la vita nella relazione con il figlio, anche se in gradi diversi a seconda dell’età e sono:

 

• Abbracciare. E’ un corpo a corpo che permette di sperimentare il contenimento ed il legame (veicolo fisico ed emozionale che diventa cognitivo). L’abbraccio non è fusione ma una comunicazione che rispetta le differenze tra i soggetti (chi abbraccia non si perde nel dolore dell’altro ma lo accoglie)

 

• Sostenere. Questa azione permette all’altro di stare in piedi quando è in difficoltà ma perché sia efficace ed educativo il sostegno non si impone altrimenti non permette di sviluppare nel figlio la fondamentale capacità di riconoscere i propri limiti e chiedere aiuto.

 

• Lasciare andare. L’etimologia della parola è molto interessante ed ha a che fare con la capacità di allargare e sciogliere. Se ci pensiamo in effetti un genitore deve consentire l’esperienza del figlio, farsi da parte ed essere in grado di dare fiducia. Ciò implica a sua volta la capacità di gestire la distanza e le preoccupazioni derivate dal non esserci.

Ricordiamo infine che una buona genitorialità nasce giocando e dedicando del tempo ai figli. Come gli adulti anche i bambini hanno bisogno di raccontare che cosa hanno fatto, a cosa hanno pensato, che cosa gli è capitato e le occasioni di gioco e non solo permettono questo scambio.

 

Carmen 

PsicoClick


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