Bambini e sport

Il target dei bambini è uno dei più propizi per il settore, che attira inevitabilmente in palestra anche le mamme e i papà “accompagnatori”. Come confermano tutte le più recenti indagini condotte sulla popolazione junior, fra i paesi europei, l’Italia detiene il triste primato di contare il maggior numero di bambini obesi e in sovrappeso. Alimentazione corretta e stile di vita attivo sono le due leve sulle quali è necessario agire per contrastare questa drammatica tendenza e, visto che a scuola le ore di educazione fisica sono sempre più ridotte all’osso, e che le occupazioni abituali dei bambini moderni sono tablet e affini, la palestra diventa uno dei pochi luoghi deputati al movimento e all’esercizio.

Le palestre devono attrezzarsi per proporre esercizio fisico ai bambini di qualità, che “spinga” i piccoli a correre, arrampicarsi, saltare su un piede solo, fare una capriola, azioni fondamentali per uno sviluppo fisico globale, che sia offerto da professionisti rigorosi e preparati e che, oltre a “far stare bene”, sia anche divertente, appassionante, momento di socializzazione. Perché i giovani utenti sono anche i più esigenti e bisogna scongiurare il rischio che dopo un’iniziale fase di euforia si stanchino e tornino all’amato tablet.

Lo sport fa bene e per un bambino può essere un’ottima opportunità di iniziare salutisticamente la propria vita.

Sicuramente lo sport aiuta ad avere uno sviluppo armonico del corpo, con un aumento della forza muscolare, uno sviluppo ottimale dell’apparato osteoarticolare e di quello circolatorio.

Il movimento non è solo pratica sportiva. È gioco, attività all’aria aperta, corsa, passeggiata.

A partire dai 6 anni, da quando incomincia la scuola, il bambino può incorrere nel rischio della sedentarietà: le ore trascorse dietro il banco sommate al tempo necessario per lo svolgimento dei compiti a casa e al tempo trascorso davanti a televisione e computer possono impigrire il bambino e condizionarne il benessere e l’equilibrio psicofisico presente e del futuro.

Quale sport scegliere ed a quale età cominciare l’avviamento sportivo?

 

Per prima cosa occorre capire se la richiesta di svolgere un’attività fisica organizzata proviene dal bambino o dal genitore. Spesso il bambino mostra semplicemente una decisa e naturale volontà di muoversi, mentre è del genitore il desiderio di iscriverlo ad un corso piuttosto che ad un altro, magari per motivi di comodità organizzativa nella gestione familiare. La prima indicazione da dare è che il bambino si deve divertire a fare quello che fa. Iscriverlo ad un corso, magari prestigioso, dove però il piccolo allievo non si trova a suo agio, è sicuramente deleterio. Visto che normalmente le scuole di avviamento sportivo accettano i piccoli principianti dai cinque anni in su, soffermeremo la nostra analisi alla fascia di età compresa tra i cinque ed i sette anni. In questo periodo di crescita, il bambino ha forti motivazioni allo sport. Quando si appassiona ad un’attività motoria, ovviamente sotto forma di gioco e di divertimento, manifesta un grosso impegno ed evidenzia la presenza di una motivazione concreta e dominante. Probabilmente i due fattori primari che agiscono da molla sono il gioco e l’agonismo , oltre ad altri fattori secondari. In particolare non va sottovalutato l’agonismo, che traduce in realtà, a livello simbolico, bisogni della persona del tutto naturali, in questa età, collegati all’aggressività, all’autoaffermazione, all’interazione con la realtà. L’agonismo, dunque, essendo un fattore compensativo, equilibratore e liberatorio, se viene vissuto in un contesto organizzato, gestito da un istruttore preparato, e adeguatamente controllato, funziona da decongestionante psichico, favorendo la crescita psichica ed emotiva dell’allievo. La pratica sportiva con manifestazioni agonistiche, quindi, magari non risolve, ma contribuisce a lavorare sui bisogni e le ansie individuali del bimbo, favorendo anche il suo inserimento “sociale”. I fattori cosiddetti secondari cui si accennava, sono probabilmente più importanti nel ragazzo e nell’adulto che non nel bambino, infatti possono essere ricondotti in variabili legate a fattori comunicativi, proiettivi, catartico-liberatori, estetici, affiliativi, conformistici, economico-sociali, se non addirittura ad ansie nevrotiche reattive, forme compensative, legati all’identità sessuale. Possono però apparire anche in queste età, quando, ad esempio, il bambino “sente” che il genitore desidera con forza che egli pratichi una certa attività e non vuole deluderlo, anche se non l’appassiona.


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