5 domande sul curriculum (2° puntata)

Quando si tratta di scrivere il curriculum noto spesso due correnti di pensiero: la prima quella delle indecise, cioè delle donne che sono spaventate e insicure su cosa scrivere, la seconda invece di chi si butta convinta ma poi non ricevendo risposte o in caso di riscontro negativo incomincia a porsi qualche domanda. E a scoraggiarsi.

Qualunque sia la tua posizione, ecco 5 domande – e 5 risposte – su questo tema sempre molto caldo e insomma una guida per cercare di scriverlo in maniera vincente e professionale.

Eravamo arrivate a quota 3, pronte alla seconda puntata?

 

Quale deve essere il formato di un CV?

E’ importantissimo riflettere bene su quale formato di curriculum scegliere perché in questo modo si possono mettere in evidenza, o invece lasciare un po’ più da parte, sezioni della tua vita lavorativa, ma è fondamentale al di là di questa scelta di base non lasciare spazi vuoti, utilizzare un lay-out, font, dimensioni e spaziature professionali e in linea non solo con la tua personalità, ma anche con il tuo settore. 

Costruire un CV ben strutturato e leggibile in cui tutto appaia immediatamente chiaro al selezionatore, in modo da facilitarlo nel trovare immediatamente le informazioni più rilevanti è insomma il primo passo verso una candidatura di sicuro successo.

Ci sono tre tipi principali di CV

Cronologico: è il più tradizionale ed è molto utilizzato anche se ultimamente viene elaborato e sottoposto ai look più creativi tramite appositi programmi. La maggior parte dei candidati lo sceglie perché è abituata a produrre una lista della propria storia lavorativa come nei formati utilizzati fino a qualche tempo fa. Spesso viene preferito da chi ha svolto quasi sempre la stessa mansione, o insomma non ha cambiato spesso lavoro in quanto si concentra sulla sezione delle esperienze professionali e richiede dettagli e una descrizione di ogni ruolo svolto e gli anni che lo riguardano.

Funzionale: è quello più gettonato quando si tratta di distogliere l’attenzione dai gap temporali in quanto non si concentra sulle esperienze lavorative, come suggerisce la sua denominazione, dimostrando anche le qualità e competenze del candidato, tutto quello che lo rende adatto per quel ruolo. E’ caratterizzato dunque da una buona dose di adattabilità e può essere preparato in più versioni a seconda dei vari settori o posti di lavoro che sono nella tua lista dei desideri.

Combinato: è una forma mista dei due, anche se forse sarebbe meglio definirlo come un curriculum funzionale innovativo, e prevede una sezione che descrive una breve storia lavorativa del candidato con indicazione dei maggiori risultati raggiunti nel suo settore e dove la sezione delle competenze gioca un ruolo chiave spiegando come queste skill hanno contribuito e contribuiscano al suo successo professionale. 

Questo tipo di CV viene preferito in caso di primi approcci al mondo del lavoro, ma può anche funzionare per un rientro al lavoro in quanto aiuta a mettere in evidenza le qualità di ognuno di noi tralasciando l’elenco delle esperienze, o mettendole in secondo piano. La cronologia temporale segue infatti una descrizione dei ruoli principali svolti nelle varie aziende.

 

Ma, al di là del formato scelto, quali sezioni dovrebbe sempre prevedere un CV?

Le sezioni possono cambiare a seconda del candidato, ognuno di noi ha un profilo professionale unico e in questo senso la personalizzazione è importante per evidenziare le tue caratteristiche peculiari, che cosa puoi offrire in termini di saper fare, di capacità, di passione. Ma effettivamente alcune sezioni non devono mai mancare:

Nome e cognome, dettagli di contatto, profilo Linkedin

Un sommario: un breve paragrafo che descriva la tua personalità professionale e i tuoi obiettivi

Esperienze lavorative: certo come abbiamo visto dipende dal formato scelto, ma le tue esperienze vanno sempre citate in maniera professionale e devono essere facilmente reperibili e leggibili.

Studi: anche questa sezione dipende molto dal formato scelto, soprattutto quando non si è più alle prime esperienze non è necessario dilungarsi troppo ma è bene citare i nostri titoli e soprattutto eventuali corsi di aggiornamento (che servono anche a giustificare, almeno in parte, gli anni di assenza dal mondo del lavoro)

Competenze: fare una lista delle skill che ti contraddistinguono è sempre utile, includendo quelle hard cioè più tecniche e più specifiche e quelle soft che fanno parte del tuo carattere e che hai costruito durante le precedenti esperienze.

Lingue straniere: oggi sono molto importanti e fanno sempre la differenza, scrivile in maniera chiara utilizzando gli standard europei e specificando anche gli eventuali attestati o i periodi di permanenza all’estero, in modo da indicare un livello che faccia subito comprendere se sai parlare Mandarino in maniera professionale o solo per ordinare i wonton.

www.secondoround.com


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