A mio marito

Caro Giovanni, è notte e la casa tace ma io sono sveglia, Lucia è con la febbre altissima, e per ingannare il tempo in attesa che scenda di qualche grado ho deciso di scriverti. Da quando ci sono loro non abbiamo più molto tempo per noi e le cose sono molto diverse da come le avevo sognate. E’ dura essere una mamma. E’ stancante dormire con un occhio aperto e con le antenne sempre accese. E’ difficile essere una moglie come quelle che si vedono nei film.

Guardo le stelle dalla finestra della sala e racchiudono tutte l’emozioni provate insieme a te: quando ci siamo conosciuti, i nostri progetti, il matrimonio, il test di gravidanza di Massimo e quello di Lucia, i loro primi respiri e i ciondoli che porto al collo che mi ricordano della nostra famiglia. 

Ti chiedo scusa se non è come l’avevi immaginato. Ti chiedo scusa se torno a casa dal lavoro sempre di fretta e corro per andarli a prendere a scuola, portarli a fare sport, tornare a casa stanca e nervosa perché “anche oggi vado in palestra domani, la mia doccia durerà 3 minuti o forse meno, il libro che mi piace lo spolvererò sabato, e a me dedicherò del tempo il mese prossimo”. 

Vorrei anche scusarmi se mi addormento la sera alle 9,30 sulla poltrona in camera dei bimbi, ma il buio e il silenzio mi fanno questo effetto. E perdonami se quando vieni a svegliarmi per cercare intimità io mi innervosisco e giro la testa dall’altra parte, non so mai quante volte mi devo alzare durante la notte e devo massimizzare il tempo del riposo. Sono molto stanca. 

Mi spiace di non essere la moglie perfetta, quella che alza il volume se c’è la partita di calcio, che permette ai bambini in settimana di andare a dormire dopo le 22, e che al mattino non ha problemi di orario per svegliarli. Scusami se devono essere a scuola alle 8 e mi preme che arrivino riposati.

 

E poi vorrei farmi perdonare per il tempo che passo con loro a giocare a “Indovina chi” o “all’Impiccato”, mentre tu sei assorto nei tuoi pensieri o davanti al tuo videogioco preferito e io vado in giro promuovendo la lotta ai videogiochi sino a quando non abbiano compiuto la maggiore età. Perdonami per tutte quelle volte che ti immagino aprire la porta della cameretta e unirti a noi nella lettura di un libro, o nel gioco della famiglia, o in quello delle emozioni.

Sai mi vergogno nel confessarti che tutte le notti mi appai in sogno felice e sorridente, mentre mi fai qualche complimento e con il tuo tempo messo da parte per noi, ma non per obbligo o dovere ma per assoluto piacere. Ti vedo in bici con i bimbi e loro con il caschetto, e tu che fai di tutto per spiegargli quanto questo sia importante in caso di caduta. Ti sento mentre ascolti le canzoni dello zecchino d’oro e le canti con loro. Respiro la vostra armonia e la tua felicità nell’essere padre. Gusto il tuo caffè che mi porti al mattino e la colazione che facciamo tutti insieme in terrazza. Non posso più toccarti nel letto perché ti sei alzato prima di me: Massimo ha fatto un altro incubo e sei andato tu a rincuorarlo. Finalmente siamo di nuovo felici, io meno stanca e su qualcuno su cui contare veramente e tu ti sei riappropriato per qualche minuto al giorno di tua moglie. 

Ti chiedo scusa da parte dei nostri bambini se quando hanno paura o difficoltà cercano me, ma al buio sono l’unica ombra che riconoscono possa proteggerli, l’unico profumo rassicurante. 

Mille volte scusa perché provo a cambiarti e a farti diventare il padre che avrei voluto per me bambina e per i miei figli, il marito diverso da quello che ha avuto mia madre, il migliore che potevo scegliere tra la folla. Potrai mai perdonarmi per cercare il tuo sorriso quando entro in casa, e per quello che sogno tutte le notti sperando che prima o poi si avveri?

Scilla

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