Casa dolce casa… e adesso come faccio?

Non vedevi l’ora di tornare a casa dopo le gioie e i dolori (ok ok, soprattutto dolori) di ventisei ore di travaglio, dopo il trauma delle mutande di rete, dopo le squisite degustazioni dei piatti dell’ospedale, dopo l’infinito viavai di parenti ed amici che sono passati a trovare la neonata creatura e te, neomamma che, diciamocelo, hai visto momenti migliori e di tutto potevi avere voglia meno che farti vedere da tutta quella gente nelle condizioni pietose in cui eri. E finalmente, dopo l’ennesimo controllo per nulla piacevole alle tue parti basse e dintorni, ti consegnano le carte con le dimissioni. Evvivaaaaa!! Liberaaaaa!! Champaaaaagne!! Ah no, allatti, non puoi bere!!

Arriva tuo marito con la navicella del trio nuovo di zecca pronto per portarvi a casa; tu dal letto gli sorridi e “dammi una mano a scendere dal letto” (iniziamo bene, pensi). Eccoci, metti la creatura nella carrozzina e vai, camminando con la nonchalance di un’anatra svedese zoppa. Ma che te frega? Stai finalmente tornando a casa con la tua bimba bellissima (si, dovranno passare diversi mesi perché, riguardando le foto, ti accorga che la tua bambina – come la maggioranza dei bambini appena nati – effettivamente proprio bellissima non è). Affronti col sorriso i problemi logistici e i dolori dello stare seduta in auto e maledici tuo marito ad ogni dosso e ad ogni tombino, “puoi fare le curve un po’ più dritte?” (si certo, come no!). Sopporti la creatura urlante legata in macchina nella navicella durante tutto il tragitto e… eccola lì: casa tua. Ti si illuminano gli occhi. Ma il bagliore si spegne dopo circa due nanosecondi. Ti siedi sul divano con la tua bimba in braccio e PANICO: “adesso come devo fare?”.

Puoi avere un marito collaborativo che ti dice “non preoccuparti, ce la faremo” come puoi averne uno molto meno collaborativo che ti dice “non preoccuparti, ce la farai”, ma poco cambia, tu non gli credi per niente.

La bambina piange e si calma solo in braccio a te. Tu non dormi da tre giorni e sei stanca morta, ma devi allattare la bimba ogni due ore, hai i capezzoli in fiamme e se ti siedi vedi le stelle dal dolore. E cosa peggiore, domani tuo marito tornerà a lavorare e sarai completamente sola. Anzi no, peggio, sola con la scimmietta urlatrice che hai messo al mondo.

E adesso le buone notizie. Ci sono passate tutte le mamme, e come vedi, sono sopravvissute alla cosa. Devi sapere che tutto il male, ovunque tu lo stia sentendo, passerà presto. Per quello alle parti basse ci vorranno 15/20 giorni mentre per quello al seno servirà un po’ più tempo, un po’ di crema e qualche altro rimedio e nel peggiore dei casi ti ritroverai a combattere con ragadi, ingorghi e mastiti, ma tutto è risolvibile.

Per quanto riguarda l’esserino che ti sei portata a casa devi avere un po’ di pazienza e soprattutto NON ASPETTARTI NIENTE. Forse dormirà tutta la notte fin da subito, forse ci vorrà un po’, o forse si sveglierà ogni due ore fino ai 5 anni (mia figlia è sulla buona strada per far parte della terza categoria, e io sono ancora viva!). Probabilmente avrete una bellissima esperienza di allattamento a termine, oppure con lo svezzamento smetterai di allattare, o magari non allatterai per molto. Poco importa. Ricordati che l’essenziale è la tua serenità, nella quale si ritroverà poi tua figlia. È normale che tu sia spaventata guardando quella creatura così indifesa che tieni in braccio. Ti chiedi come farai a capire di cosa ha bisogno. Ti chiedi come farete a comunicare. Ti chiedi come farai ad essere all’altezza. E piangi. Si, è normale anche piangere, tranquilla. Il segreto è ascoltarti dentro, così riuscirai anche ad ascoltare la tua bambina.

Rifletti sul fatto che se sei spaventata tu, pensa a quanto può esserlo lei che, dopo aver subito il trauma della nascita si è ritrovata catapultata in un mondo pieno di luci e suoni sconosciuti. E non chiederti perché si calma solo stando in braccio a te: sei l’unica voce che le suona familiare. Quando si addormenta sulla tua pancia, comprendila: il battito del tuo cuore la rasserena, lei è l’unica che riconoscerebbe quel ritmo tra altri mille. Tu sei l’unico profumo che per lei sa di casa.

Assodate queste prime cose dovresti già sentirti meglio. Per tutto il resto si impara col tempo. Imparerete insieme cosa vi piace e cosa no. Dopo tre giorni il cambio pannolino non farà più paura, dopo cinque, saprete farlo ad occhi chiusi. E la sensazione di romperle un braccino vestendola o lavandola in men che non si dica lascerà il posto ai primi scambi di sguardi, ai primi sorrisi, alle passeggiate, alle carezze e ai primi versetti.

Lì per lì non ci crederai, ma questi momenti passeranno così in fretta che poi alcuni ti mancheranno (si, è vero, tanti altri non ti mancheranno per nulla!).

Ora veniamo ai consigli pratici:

  • Cerca di preparare tutto il possibile prima del parto. Si, lo so, a tante può mettere ansia e sembrare affrettato, ma più faccende sbrigherai prima del parto, meno cose avrai da fare quando tornerai dall’ospedale. Parlo dell’occorrente per il bebè come trio, seggiolino auto, lettino o culla, fasciatoio e vaschetta per il bagnetto, cameretta se prevista, pannolini, vestitini, sterilizzatore, creme e detergenti per il bagnetto, disinfettante e garzine sterili per la medicazione al cordone ombelicale, acqua fisiologica e tutto quello che credi possa servirti durante i primi mesi. E parlo anche di preparare kg di ragù, pesto, sughi di ogni genere, lasagne, polpette, brodi, verdure e tutto il cibo che ti viene in mente e che si possa surgelare. Una volta a casa ringrazierai te stessa per aver preparato tutto quel cibo che potrai cucinare in 5 minuti.
  • Chiedi a tuo marito di accontentare le tue richieste relativamente alle visite di amici e parenti (sia a casa che in ospedale). A qualcuna può far piacere ricevere tante visite fin dal primo giorno, ma la maggior parte delle neomamme vorrebbe starsene sola con la piccola almeno per le prime tre settimane. Non fartene un problema. Tu e il bebè siete la priorità. Quindi i parenti e gli amici capiranno e aspetteranno.
  • Troverai utile anche chiarire le cose con tua mamma, con tua sorella o con chiunque abbia voglia di darti una mano dopo il parto. La mamma e il bebè hanno bisogno di vivere in simbiosi per almeno i primi 40 giorni. Chi ti aiuta non dovrebbe tenerti la creatura mentre tu sbrighi le faccende. Piuttosto dovrebbe lasciar tenere il bebè a te mamma, e pulire, cucinare, stirare, o sbrigare altre commissioni al posto tuo. Noi dovremmo fare la mamme, e chi ci aiuta dovrebbe semplificarci il lavoro, non togliercelo. A meno che non siamo noi a chiederlo.
  • Ultimo consiglio, ma non meno importante: prenditi del tempo per te. Vai dal parrucchiere, a farti fare un massaggio, esci a cena con tuo marito, fatti una doccia lunga tre quarti d’ora, fai una passeggiata o prendi un caffè con le tue amiche. Non sentirti in colpa, non sei di certo una mamma sbagliata perché senti il bisogno di staccarti da tua figlia ogni tanto. E vedrai che al tuo rientro la amerai ancora di più.

Mamma Alessia


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2 commenti

  1. Non posso che complimentarmi con te per questo articolo stupendo e vero , ma la forza di unamamma cresce giorno dopo giorno affrontando paure e momenti bui… si diventa genitori amando proteggendo e dialogando con i figli … lo so perché lo faccio ancora oggi che sono grandi e lo farò sempre anche per mio marito che per lavoro è assente ma che mi aiuta ogni qualvolta torna a casa

  2. Questo articolo ci rispecchia pienamente…la vita da mamme costellata di ansie, paure, domande, consigli, privazione e tantoooo amoreeeee…
    Ps: il mio gioiellino di bambina non ha chiuso occhio i primi due mesi di vita 😅 sveglia come un grillo dalle 8 di sera alle 8 di mattina!

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