Lettera di una mamma disabile

“Condivido con voi una lettera che ho preso dalla pagina di Tommaso Montini che risponde ad una mamma che gli ha scritto”

Pubblico stralci di alcune lettere che ho ricevuto da una mamma particolare.
Le ho chiesto il permesso per farlo e la ringrazio per avermelo dato.

Ne sono rimasto profondamente colpito.

Io ho provato a risponderle con le poche competenze che ho, ma chiedo qui a tutti i professionisti che ci leggono (psico, maestre, pedagogisti, pediatri ecc…) di aiutare, se possibile, questa ragazza straordinaria con il loro contributo.

Grazie!

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Caro dottore sono una mamma disabile di due bimbi.

il primo giorno di scuola il mo bambino, 6 anni, ha preferito che io restassi in macchina e non mi ha voluto con lui…

Era solo… piangeva sulle scale e io lì, in macchina, a guardare e a piangere pure io…
Mi ha detto “mamma io voglio che tu non vieni… Perché mi vergogno, sono l’unico bimbo ad avere una mamma disabile!”

…Mi sono sentita morire dentro…!
Le forze mi sono mancate… Ma non l’ho ho fatto vedere a lui, anzi ho messo un’altra maschera e ho detto “però sono anche una bella mamma disabile che a differenza di qualcun altro accompagna anche io figlio a scuola!”

Lui mi ha detto “prometti che non scendi ?!” e allora io… “ok non scendo!!!”

Il pomeriggio, a casa, mi ha detto “Tutte le mamma erano li tu no…!”
Gli ho risposto “Ma c’ero! In macchina, ma ero li con te! Tu non mi hai voluta, ma mamma ti ha guardato fino alla fine!”

È passato quel momento… ma se ne è presentato un altro, altrettanto difficile e doloroso.

Stavamo in pizzeria e c’erano delle bimbe che nel vedermi si sono bloccate e mi hanno detto “uuuuuuh…..!”
Allora io sorridendo ho detto “ciaoooo!” ma loro sono scappate.
Il mio bambino mi ha guardato e mi ha detto “Ma non ti vergogni?” E io “no perché dovrei?” “Non sono un ladro non uccido nessuno io…!” “Cosa devo fare? Vuoi che non esca più di casa?”
A questo punto però mio marito si è fatto scappare la situazione di mano e lo ha sgridato mortificandolo….
Io ho cercato di difenderlo ma…

…….

Caro dottore…. prima di mettere al mondo mio figlio tante volte ho pensato a questo giorno…

Non avevo dosato il dolore… È stato veramente tanto.

Ho pianto 3 notti no stop e le mattine ho portato la più piccola alla mia mamma x non farmi dire “mamma non piangere…!”

È normale che lui soffra ad avere me così….

Soffro anche io nonostante siano 13 anni….

Come posso aiutare i miei piccoli? Io non reggo più questo dolore…

Sono stata egoista a mettere al mondo 2 bimbi…

Soffrono per colpa mia … Non è giusto!

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Cara signora le sue lettere mi colpiscono, molto.

Comprendo il suo dolore, profondamente.

Non dica mai “sono stata egoista a mettere al mondo due bimbi!”

I suoi bambini bellissimi sono il segno di un immenso amore e di una grandissima vittoria sulla vita!

Sono un segno forte di speranza, per tutti noi!
Un segno che grida forte che il mondo non è brutto come vogliono farci credere!

il suo bambino ha scoperto che la sua mamma è disabile. Questo è il problema. Va bene.

Questo però non intacca minimamente l’amore che lui ha per lei e il “non mi ha voluto” non significa assolutamente un rifiuto della sua mamma!

Solo che è un passaggio difficile che lui, bambino, non sa come gestire e superare.

Facciamo qualche riflessione insieme:

Il suo piccino ha scoperto che la sua mamma è disabile.

Una “scoperta” che per la prima volta lo ha messo in difficoltà nel suo relazionarsi con il “mondo di fuori”.

Prima era assolutamente normale che la sua mamma stesse seduta e camminasse con le ruote!

In quel “Sono l’unico bambino che ha una mamma disabile!” io non vedo affatto un rifiuto della sua mamma, ma piuttosto un “Aiuto mamma!” “Come faccio a superare il giudizio degli altri?”

Se invece di rispondere alla richiesta di aiuto la mamma “colpita e affondata” si ritira e lo lascia solo a gestire la situazione difficile, la cosa si complica.

Il “salvataggio in calcio d’angolo”, “però sono una bella mamma…”, non risolve il problema.

La verità, il bisogno non espresso, la richiesta di aiuto… sono tutti in quel “Mamma tu non c’eri!”.

“Ma tu non mi volevi!”
La considerazione è logica, visti i fatti. Ma qui la logica adulta non funziona.

Il cervello emotivo e immaturo del bambino, ha espresso le sue ansie e il suo conflitto.
Lo ha fatto in modo bambino ma, al di là delle parole, le ha solo chiesto aiuto!

Lui la voleva, eccome la voleva! Ma non sapeva come fare.

…..

Seconda riflessione:
In pizzeria le bimbe “si sono bloccate, hanno detto “uuuuh…” e sono scappate”.

Reazione “emotiva bambina” di allarme e fuga. Ok.

Anche in questo caso la scena è stata: mamma “colpita e affondata” e “difesa” che non ha risposto alla richiesta di aiuto del bambino:
“Perché dovrei vergognarmi…” “Non ho ucciso nessuno…” “Vuoi che non esca più di casa?”

Rifletta: sono tutte considerazioni logiche “adulte” distanti dal conflitto interiore del bambino che è:
“amo la mia mamma, la voglio vicino ma ho paura davanti a tutti…”
“mi vergogno di lei e mi sento in colpa…”
“Mi sento cattivo perché la faccio soffrire…”
“voglio difenderla dal giudizio degli altri ma non so come fare…”
Potrei continuare…

Che facciamo allora? Basta maschere e affrontiamo la situazione: aiutiamolo!

Il suo bambino vuole la sua mamma vicino e ha bisogno di sentirsi orgoglioso di lei. Punto!

Mamma, questa mamma che è super, non si nasconde affatto ma irrompe nella scena proteggendo il suo bambino e offrendogli la possibilità di ostentarne la bellezza!

Come? Vediamo… Pensiamo una strategia.

Non c’è una ricetta, ma su due piedi mi viene questa idea:
Forse ci serve qualche alleanza, a cominciare dalle maestre.

Racconti loro quello che ha scritto a me e magari faccia loro leggere questa sua lettera.

Poi, insieme a loro, organizziamo una bella lezione.

Cerchiamo una favola adatta (ce ne sono tante e ci sono tanti bei libri per bambini che affrontano questo tema), una storia che coinvolga emotivamente e faccia vedere come dentro dei corpi belli o brutti, bianchi o neri, che camminano o non camminano… ci sono cuori che soffrono, che piangono, che ridono e che hanno voglia di giocare, proprio come tutti gli altri.

Subito dopo la favola, la storia, quella vera, la racconti lei. In classe, come una maestra e con la maestra.

Racconti la sua esperienza, in modo semplice.
Racconti il suo amore e il suo dolore quando ha visto fuggire tutti via…
Racconti la sua gioia nel veder sorridere il suo bambino…
la sua solitudine…
Il suo bisogno di carezze, uguale a tutti…

Sarà la lezione più bella e importante della loro vita.

……

I bambini sono scappati via quando l’hanno vista, certo, lo hanno fatto perché in un primo momento non sono riusciti a guardare i suoi occhi.

Non sono riusciti a vedere “una persona” sopra una sedia a rotelle.

Non capita solo ai bambini.
Nel mio libro “4 chiacchiere col pediatra” ne parlo.

Succede perché il nostro sistema automatico dei neuroni specchio non permette la “simulazione incarnata” della disabilità dentro di noi e la avverte come minaccia (è una cosa tecnica che dovrei spiegare ma spero si capisca).

La prima reazione (normale) è una fuga. I bambini, semplici e immediati, infatti sono fuggiti.

Il passaggio successivo però, quello del cervello che guarda con più attenzione, permette di “andare oltre” ed entrare profondamente in empatia.

Questo secondo passaggio, fondamentale, è la ricchezza della nostra umanità! Quella che ci rende unici nel mondo animale dove siamo (non l’intelligenza, ma questa capacità!).

I bambini hanno un cervello prevalentemente emotivo.

Sono fuggiti certo, ma gli stessi meccanismi che li hanno fatti scappare, li rendono estremamente sensibili e capaci di “andare incontro” molto più e meglio di chiunque altro!

Hanno solo bisogno di essere presi per mano e di essere accompagnati, per imparare a vedere e sentire.

Dopo sono i migliori!

Tutto quello che sto raccontando non è facile, vero, ma le dico con assoluta certezza che il suo bambino, tutti i suoi compagni e tutta la scuola hanno, attraverso di lei, una opportunità unica per imparare l’accoglienza, la tolleranza, l’empatia, il mutuo soccorso, la fratellanza…

Avere queste capacità vale molto più di un titolo accademico da appendere sul muro!

In casa le consiglio di affrontare il problema.
Il problema c’è, non è più il momento di nasconderlo o camuffarlo sotto maschere.
Ora dobbiamo aiutare il bambino ad uscirne fuori e lui ha bisogno di aiuto.

Affrontiamo il problema, ma non ragionando e discutendo come se avesse 30 anni!

Affrontiamolo tenendolo in braccio e raccontando favole… Accarezzandolo, facendogli sentire come batte il suo cuore…

Affrontiamolo facendogli vedere che non c’è nessuna minaccia per lui e per la sua mamma!

Lui ha bisogno di questo. Solo di essere rassicurato.

Affrontiamolo facendogli sentire che mamma c’è. Sempre, accanto a lui, pronta a difenderlo!

Lo accarezzi e gli dica che non deve aver paura!
Lo accarezzi e lasci che esprima quello che prova!

La consolazione e la forza per affrontare le difficoltà non viene da convinzioni può o meno buone, ma dal riempire il vuoto di bisogni inespressi!

In questo momento il suo bambino ha solo un bisogno: vuole ritrovare la sua mamma!


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1 commento

  1. Sono una persona davvero molto sensibile e nn ti nego che ho letto questo scritto con le lacrime agli occhi… che situazione complicata sia per la tenace mamma che per i bimbi 🙁

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